Buongiorno a tutti,
come già feci qualche tempo fa, trascorso un periodo sufficiente di tempo (quasi due anni), pubblico un memo che diffusi originariamente in via riservata e che mi permise il confronto con un collega molto bravo di cui scrissi qui nell'ottobre 2009.
E' curioso rileggere a distanza di tempo. Permette confronti e paralleli interessanti.
Prendo quindi in prestito il titolo dell'inserto dell'indispensabile "Report" della bravissima Gabanelli, per riguardare il tema a distanza di tempo.
A proposito del futuro delle organizzazioni ICT come aggregatori di servizi, all'interno di uno studio recente (Aprile 2011) di indubbia caratura, ho trovato: "Un'organizzazione IT Service Centrica - La nostra tesi è che se l'IT aziendale vuole sopravvivere, deve trasformarsi da una organizzazione basata su asset e produzione di servizi a broker e fulcro di reperimento e delivery di servizi e di informazione per il business..." Sperando di non ricevere una citazione per riportare un contenuto che condivido, invito a che voi a rileggere -specie le frasi finali di quello che segue- (e rielaborare) il tema, come mi appresto a fare io a distanza di due anni.
A voi, (per ora...) come sembra sia andata a finire?
Un Ecosistema di Servizi
Sotto la pressione della congiuntura economica e dei rapidi progressi delle tecnologie web/internet, il settore ICT potrebbe avere bisogno di una politica di difesa e rilancio diversa da quella valida per altri settori industriali. Potrebbe essere d’aiuto un impegno pubblico per lo sviluppo di un ecosistema di servizi?
Gianluca Baratti
9 Settembre 2009
Un aspetto della competitività nel mercato ICT
In queste pagine si espone un ragionamento focalizzato sui servizi ICT ma lo spunto è tratto da esperienze consolidate nel campo di altri segmenti di business.
Da anni le imprese industriali maggiori hanno realizzato di essere più competitive ed efficaci evitando di produrre in proprio ogni singolo componente dei loro prodotti. Negli ultimi anni, inoltre, è stata superata anche l’idea di una rete di partner di sub-fornitura completamente assoggettati ad un’unica impresa “madre”; per far posto ad un concetto di “ecosistema” in cui le relazioni economiche possono essere meno durature ma, contemporaneamente, quando esistono, sono vincolate da impegni sfidanti in termini di prezzi e qualità delle forniture.
Se il fenomeno è chiaramente in corso nel campo della produzione di beni fisici, ove comunque esistono vincoli di resistenza indotti dalle proprietà fisiche dei prodotti (ingombri, distanze da percorrere, deperibilità eccetera); è ancora più veloce -e dirompente- nel caso dei servizi ICT. Proprio per la natura opposta di tali prodotti (riproducibilità infinita, intangibilità, possibilità di trasporto istantaneo, eccetera).
Ribaltando la prospettiva: i vincoli fisici di cui sopra, per il sistema industriale manifatturiero e pesante, sono stati degli “ammortizzatori” difensivi “intrinseci” per l’impresa locale, rispetto alla competizione globale. Connaturati con la natura dei beni prodotti.
Dato che tali ammortizzatori, per natura, non esistono per servizi ICT. Solo le differenze locali di lingua e di normativa/costume, restano a “proteggere” il settore ICT locale e nazionale da ogni forma di competizione globale.
Il tema della politica ICT
Di fronte a questa situazione, la politica ha due possibili linee di azione: costruire o rinforzare barriere protettive (o protezionistiche) che fungano da ammortizzatori “artificiali” ai fenomeni sostanzialmente ineluttabili della globalizzazione, e riconfigurare la propria domanda in modo da accelerare la trasformazione del tessuto economico, anche imponendo qualche doloroso sacrificio.
Nonostante l’off-shoring dei servizi ICT sia in atto da anni (spostamento della produzione in zone del mondo a basso costo del lavoro) e il fenomeno del “cloud-computing” (vedi approfondimento nell’altra nota) stia già mostrando chiaramente il suo potenziale “distruttivo” per l’intero settore industriale, le reazioni delle imprese sono incerte e quelle della politica sostanzialmente assenti. Con il concreto rischio di un tracollo del settore per il quale, mancando gli ammortizzatori intrinseci detti prima, a traghettare le persone colpite dalla crisi non basteranno gli ammortizzatori sociali normalmente validi per affrontare le crisi periodiche di altri settori economici.
Nel passato decennio, rispetto alla progressiva crisi del settore ICT italiano rispetto a quello del resto del mondo, la politica ha utilizzato una strategia prettamente difensiva basata su due tipi di azioni: sviluppare molto gli enti strumentali e le agenzie, inserendo in strutture pubbliche ICT le persone che il mercato non era in grado di trattenere o assorbire; e “tarando” la domanda ICT degli enti pubblici sulle caratteristiche e la natura dell’offerta ICT. Cioè prodotti hardware, software e “man power”. Inoltre, coerentemente, i sistemi scolastico e universitario hanno continuato a formare diplomati e laureati capaci –e non sempre– di produrre hardware e software ma non servizi.
Il tutto perché: da un lato, mantenere bassa -o convenzionale- la qualità della domanda, è più facile che alzarla; mentre dall’altro, “piazzare” alle amministrazioni ciò che diventa più difficile vendere altrove, è più facile che riconfigurare l’offerta. Dunque, la tendenza è stata quella di percorrere la strada del minimo sforzo. Le amministrazioni non hanno investito sulla qualità del proprio personale sviluppando una domanda quantomeno convenzionale e gli operatori economici hanno accettato di buon grado.
Non sembra che questa strategia abbia sortito gli effetti sperati di protezione e certamente non ha attuato alcun rilancio. Finendo per aumentare il peso sui sistemi di welfare tradizionali.
Ecosistema di servizi
In questo periodo storico potrebbe essere avviato un ragionamento di rilancio dell’ICT connesso con il cambiamento del tipo di domanda della Pubblica Amministrazione. Ragionamento nel quale siano sfruttate le potenzialità di internet non solo dal punto di vista tecnologico ma da quello del funzionamento delle Amministrazioni e del loro rapporto con i cittadini e le imprese.
Fino a qualche anno fa, questa era una prospettiva impraticabile perché tra gli utilizzatori finali ed i potenziali fornitori di servizi ICT non esisteva un’infrastruttura con sufficiente larghezza di banda, e perché non esistevano gli standard di interoperazione web/internet. Oggi le condizioni sono molto diverse.
Sfruttando al meglio le potenzialità offerte dalle tecnologie internet, le Amministrazioni possono: (a) diventare esse stesse più efficaci ed efficienti adottando nel loro funzionamento i paradigmi internet rende disponibili e (b) migliorare la competitività del settore ICT, spostando la loro domanda ICT dal campo dei prodotti a quello dei servizi; usando gli enti strumentali come aggregatori, invece che come sviluppatori ed erogatori, in parziale sovrapposizione col mercato.
Spunti
Il [...omissis...] è una regione in cui lo sviluppo della sanità elettronica e della telematica dei trasporti sono ancora sostanzialmente bassi. Di conseguenza, l’ambito sanitario potrebbe essere uno dei primi in cui valutare l’opportunità e possibilità di attuare una transizione dal modello “tradizionale” di domanda di prodotti ICT da parte delle Amministrazioni, a quello di domanda di servizi. Nel tentativo di accelerare lo sviluppo di un “ecosistema di servizi”, catalizzato da un significativo impegno politico.
Sia per la sanità, sia per i trasporti, avrebbe senso un ecosistema in cui siano definiti alcuni servizi a livello nazionale, erogati da partner selezionati a tale livello; alcuni servizi definiti a livello regionale ed erogati da soggetti attestati su regioni geografiche o macro-regioni e servizi definiti a livello di singola amministrazione ed erogati da chiunque sia in condizione di farlo.
I soggetti ICT [...omissis...] -intendendo da un lato le aziende del mercato ICT e dall'altro i “dipartimenti” ICT delle maggiori aziende [...omissis...], e le grandi amministrazioni locali- riterrebbero promettente fare un percorso nel quale essi si andassero a riconfigurare come un ecosistema di erogatori/fruitori -rispettivamente- di servizi?[1]
A parità di spesa, se le Amministrazioni intensificassero l’impiego dell’ICT per migliorare la propria efficacia ed efficienza e, contemporaneamente, modificassero la qualità della propria domanda da “prodotti” a “servizi”; il sistema economico [...omissis...] ne avrebbe dei vantaggi competitivi?
[1] Servizi infrastrutturali (elaborazione, comunicazione, recapito certo di messaggi ecc.); servizi applicativi generalizzati (esempio: gestione dell’identità, gestione documentale, pagamenti e gestione di transazioni economiche ecc.); servizi applicativi specializzati (logistica e magazzino, gestione delle risorse umane e payroll ecc.). In alcuni casi specializzati per settore (sanità piuttosto che trasporti) ed in taluni casi no.